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Intervista al Sindaco del Comune di Jenne

Intervista al Sindaco  Sante Flamini

A cura di Form.azione srl

Domanda: Sindaco ci può parlare dell’economia dell’area del paese di Jenne.

Sindaco: Jenne nel passato viveva essenzialmente di artigianato locale, di agricoltura e di pastorizia sia stanziale che transumante. Jenne è stato uno dei paesi maggiormente coinvolti nel fenomeno della transumanza. La transumanza ha regolato l’economia di questi territori per centinaia di anni fino a che non sono intervenuti una serie di fattori quali: la modernità, l’intero sistema socio-economico cambiato, e il fatto che i pastori negli anni subito dopo la seconda guerra hanno acquistato le terre che fino ad allora gli erano state concesse in affitto. Alcune famiglie transumanti hanno continuato con l’attività di allevamento sia di pecore, che di vacche da stalla, altre sono diventate aziende agricole specializzate soprattutto nella produzione di ortaggi. In gran parte sono concentrate nella piana di Anzio Aprilia e Nettuno. Ad oggi, a Jenne, l’attività agricola è scomparsa quasi del tutto così come le attività legate ai vecchi mestieri. L’unica attività che ancora resiste oltre il commercio è quella della pastorizia, in particolare l’allevamento bovino, equino e caprino, e ciò nonostante che la eccessiva proliferazione dei cinghiali stia arrecando danni notevoli al cotico erboso e quindi ai pascoli.

Domanda: La pastorizia veniva esercitata principalmente per l’autosostentamento?

Sindaco: Sì  la vera industria di questa area era la pastorizia perché attraverso la produzione e la commercializzazione dei prodotti quali la lana, il latte, il formaggio e la vendita di bestie da carne si sostentavano le nostre famiglie. La vicinanza dell’Agro Pontino, raggiungibile a piedi in una settimana, ha fatto si che i nostri allevatori scegliessero quelle terre per far pascolare le pecore nel periodo da ottobre a fine maggio. I tratturi della transumanza erano segnati sulle carte quindi si sapeva dove passare e come si svolgeva. Prima di iniziare la transumanza, i capi famiglia si riunivano per decidere come regolare la partenza di ogni gruppo. Io ricordo bene il 19 giugno, il pomeriggio, le greggi sfilavano lungo il corso principale e venivano fatte sostare nei prati a ridosso del paese. La sera le osterie, ed erano tante nei primi anni ’50, si riempivano di pastori che ritrovavano zii, cugini ed amici con cui bere e insieme aspettare la mezzanotte per poi iniziare così l’ultima salita che li portava nei pascoli in alta montagna. La regola, oggi non più rispettata, prevedeva l’inizio della fida pascolo il 20 giugno. Prima, le norme che regolavano i pascoli venivano rispettate veramente. Oggi è cambiato tutto.

Domanda: A suo giudizio la Comunità Montana può operare perché la situazione economica e sociale dell’area possa cambiare e trovare nuove opportunità di sviluppo e recupero del territorio?

Sindaco: Sicuramente si, forse il problema più grande è quello della scarsa informazione circa la possibilità di accesso a certe facilitazioni. Lo sforzo che la Comunità Montana deve fare è quello di comunicare meglio e ricreare un minimo di ottimismo nelle possibilità che nonostante tutto il nostro territorio offre. Devo dire che il Presidente Romanzi, proprio perché è del territorio e lo conosce bene , è riuscito con poche cose a ricreare una certa attesa. Ultimamente si è adoperato per finanziare la realizzazione di una piccola area di sosta. Di recente, a seguito delle forti piogge di luglio e settembre abbiamo subito dei dissesti sulla viabilità rurale di lungo fiume, il Presidente con sollecitudine ha sostenuto l’onere dell’intervento. Sono piccoli segnali, ma importanti, importanti per far capire a noi sindaci che dall’altra parte c’è una persona e una istituzione disponibile in grado di convogliare risorse, seppur modeste, alle amministrazioni del territorio. Stiamo parlando di piccole cose 5.000/10.000 euro, piccole cose che però  per un comune altrettanto piccolo rappresentano la soluzione a problemi per i quali il bilancio comunale non potrebbe fare fronte. Tutto ciò si deve coniugare con atteggiamenti altrettanto virtuosi delle Amministrazioni Comunali. Noi abbiamo chiuso il 2005 con un discreto avanzo. Non è un risultato da poco. Ciò è frutto di una sana gestione, attenta anche alle piccole cose. Solo così è possibile evitare il rischio del “collasso” sempre incombente.

Domanda: Sicuramente nei compiti della Comunità Montana c’è anche questa vicinanza con le amministrazioni locali a cui, come Lei ci dice, risponde in maniera tempestiva, ciononostante  la Comunità Montana si sta interrogando su quali altre misure e comportamenti può mettere in campo per assolvere meglio e più compiutamente al suo mandato istituzionale. A tal proposito non pensa che  la Comunità Montana possa, per un comune piccolo come Jenne, essere un interlocutore dotato di maggiore potere contrattuale nei confronti della  Regione o della Provincia   per ottenere risultati a favore di tutti o di una parte?

Sindaco: Negli ultimi anni stiamo registrando che la Comunità Europea tende a privilegiare i progetti che vedono coinvolti più soggetti e territori omogenei. Stante questo, la X Comunità Montana, essendo l’istituzione più prossima ai Comuni dell’Alta Valle dell’Aniene, potrebbe essere il soggetto promotore di interventi strutturali sul territorio capaci di migliorare la vita alle persone residenti e sollecitare il ritorno di oriundi che per motivi di lavoro hanno dovuto abbandonare la propria casa e trasferire la residenza. Secondo me la Comunità Montana dovrebbe ricercare risorse che risolvano il problema della mobilità. Questo problema si risolverebbe portando la Metropolitana fino a Mandela e realizzando una strada a scorrimento veloce da Mandela ed almeno fino alla congiunzione con la Provinciale Subiaco-Affile (zona maggesi).

Domanda: Uno dei temi di riflessione che la Comunità Montana vuole porre è quello legato allo sviluppo locale. E’ vero che la Comunità Montana a sostenere questi piccoli interventi lo fa sia con il Comune di Jenne che con altri Comuni, ma la voglia è quella di prevedere anche interventi che in qualche modo vadano al di la della legislatura. In tal senso e continuando a parlare  di sviluppo locale, secondo lei per quest’area quali potrebbero essere gli interventi fondamentali in grado di  sostenere lo sviluppo di questo territorio?Inoltre Lei prima ha detto che qui ci sono delle imprese prevalentemente di allevamento, di agricoltura , potrebbe a tal proposito dirci  quale è l’età media della popolazione?

Sindaco: L’età media a Jenne negli ultimi anni, si è alzata molto anche in conseguenza del fatto che nascono pochissimi bambini , si e no uno l’anno. L’anno scorso hanno chiuso la scuola materna e 3 anni fa quella media. Ad oggi  ci rimane solo la scuola elementare e quindi ci adopereremo con ogni iniziativa possibile per farla rimanere aperta. A giugno 1999, quando sono stato eletto la prima volta, la popolazione era di  520 abitanti oggi siamo scesi a  430. Il decremento demografico sembra inarrestabile, nonostante i tanti sforzi, nonostante le tante bellezze naturali, nonostante che Jenne ospita la sede del Parco. Le persone che ritornano  sono in prevalenza  pensionati di rientro dall’hinterland romano o da Tivoli, dove negli anni 60 e 70 avevano stabilito la loro residenza per motivi di lavoro. In quegli anni tanti si sono trasferiti  per ragioni di lavoro, anche con l’obbiettivo di comprare un lotto di terreno di 1.000, 2.000 metri quadri dove costruire una casa. Con il passare del tempo arrivati all’età della pensione, dovendo risolvere il grosso problema della casa per i figli, alcuni di loro hanno deciso di lasciare la casa ai figli e ritirarsi qui, dove sono nati. Qui ritrovano la possibilità di socializzare. La sera fino all’ora di cena la piazza diventa luogo di incontro. Impegnano le giornate raccogliendo la legna, curando un po’ d’orto, camminando, leggendo o partecipando alle varie iniziative organizzate dalla Pro-Loco o dal Centro della Terza Età. Riusciamo così a compensare un po’ il decremento demografico. È pur vero tuttavia che la gente che torna e si ristabilisce in paese ha una età tra i 60 / 70 anni e ciò, ovviamente produce un innalzamento dell’età media. Il Centro della Terza Età, che ha più di 100 iscritti, è molto attivo ed in particolare si stà adoperando, con una serie di iniziative, ad organizzare incontri che trattano tutte le problematiche socio-sanitarie legate agli anziani.
 
Domanda: Ma c’è una soddisfazione, c’è poi qualcuno che viene a vedere il presepe, in sintesi il paese di Jenne è soggetto a flussi turistici?

Sindaco: Appunto, ritorniamo a noi, mi chiedo quale può essere il compito del Sindaco in un paese come Jenne. Sinceramente sono abbastanza soddisfatto dell’operato della Giunta e mio. Molta attenzione viene rivolta a sostenere le varie Associazioni presenti a Jenne dalla Pro Loco, al Centro della Terza Età , alla Banda, alla Protezione Civile, al Gruppo Donatori Sangue, alla Caritas , senza dimenticare la Parrocchia e la Polisportiva.Abbiamo recuperato tutte le strutture pubbliche. Abbiamo recuperato il mulino comunale, abbiamo rimesso a posto un vecchio forno a legna che abbiamo affidato in gestione, abbiamo realizzato un ostello, una piscina, ampliato e ristrutturato il campo di calcio. Abbiamo recuperato un vecchio rifugio montano che abbiamo dato in gestione a una cooperativa specializzata in educazione ambientale. Abbiamo recuperato una vecchia sede comunale che sarà utilizzata per attività museali e biblioteca e che daremo in gestione al Centro della Terza Età.Sempre per il Centro della terza Età stiamo realizzando una struttura, all’interno del Parco pubblico di via Tosca, adiacente al campo di bocce coperto. Stiamo intervenendo e recuperando il Vecchio centro storico “Borgo Vecchio” ed il nuovo centro storico delle “Vaccare”.
Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre competenze. Adesso è ora che il Parco provveda per quanto di sua competenza soprattutto nella manutenzione e messa in sicurezza dei sentieri.

Domanda: Mi perdoni sindaco! Ma perché i suoi colleghi lamentano grossi problemi di risorse finanziarie , mentre lei ci illustra una serie di opere e lavori realizzati. Riesce ad ottenere finanziamenti straordinari?

Sindaco: E’ importantissimo aver chiaro in testa il progetto e una volta convinti occorre porre in essere tutte le azioni necessarie alla realizzazione dello stesso. Ciò significa progettare per tempo e partecipare ai bandi. Tutto ciò ovviamente richiede molta attenzione ed un lavoro serio e costante.

Domanda: Quindi tutti gli interventi che lei ha fatto li ha fatti grazie a finanziamenti.

Sindaco: Senza esporsi più di tanto dal punto di vista della appartenenza, io devo fare il sindaco, non è che devo fare discorsi di destra o di sinistra sono il sindaco di tutti. Se  ho un mio progetto in testa che  ci sia Gasbarra o altri in Provincia o che ci sia Marrazzo o altri in Regione a me cambia poco, l’importante è crederci e rappresentarlo bene. Devo constatare una cosa che quando io sono stato eletto nel 1999, in Regione c’era una giunta di Centro Sinistra e noi abbiamo avuto la nostra parte, poi nel 2000 è venuto Storace, può essere stata una amministrazione criticabile o meno, però sul territorio ha investito molto, attraverso tutta una serie di bandi a cui noi siamo stati ammessi, altro abbiamo ottenuto con le varie leggi di bilancio. Oggi c’è Marrazzo e siamo fiduciosi di ottenere quanto ci è necessario per completare il programma delle opere principalmente rivolte al recupero del centro storico “Borgo Vecchio”.Attraverso finanziamenti pubblici abbiamo realizzato tutti gli interventi che ho elencato prima oltre l’ ampliamento della sede comunale e il recupero di altri fabbricati storici. Altra cosa importante che abbiamo fatto dal punto di vista del recupero ambientale, sempre con finanziamenti Regionali è stata la realizzazione del depuratore e di tutta una serie di collettori fognari necessari per raccordare tutte le fogne in uscita dal centro urbano. Ancora mancano due tratti e poi tutto è convogliato nel depuratore.

Domanda: Con queste attività date in gestione il comune trae delle risorse economiche?

Sindaco: Si! Noi sia per il complesso dell’ostello e piscina sia per il forno a legna incassiamo un canone annuo rapportato al valore dell’immobile.

Domanda: Le strutture l’organismo, le cooperative sono tutte di fuori vengono tutte da Roma?

Sindaco: No! Anzi. Nel 99 partecipammo ad un bando per il recupero del centro storico “Borgo Vecchio” per interventi di recupero delle parti a vista dei fabbricati di privati e fummo ammessi a finanziamento. Il lavoro era gestito dai privati che dovevano intervenire anche con una quota a loro carico. In quella occasione facemmo  un bando e finanziammo tutte le domande pervenute. Si trattava di piccoli interventi a misura anche di piccole imprese locali. Quel programma ha sollecitato la nascita di due piccole imprese operanti nel settore edile. Certo sono due piccole realtà che mi piacerebbe crescessero di più e più velocemente, però questo attiene a scelte personali che noi possiamo solo sollecitare.Il forno è gestito da una società residente a Jenne così come il complesso dell’ostello e piscina è gestito da una cooperativa di Jenne.
 
Domanda: Invece sul terreno dell’acquisizione di risorse dall’esterno come ad esempio la ricettività e l’ospitalità,  lei ci dice che  ci sono delle potenzialità,  l’ostello,  il parco.

Sindaco: Sono tutte cose di cui si è parlato tanto. Io penso che sarebbe necessario incentivare l’attività zootecnica  sia di bovini da carne che di caprini e magari prevedere la nascita di esercizi commerciali per la vendita di carni e di formaggi. Ho più volte detto, tutte le volte che ho incontrato i pastori, di essere a disposizione personalmente per ricercare i finanziamenti previsti da leggi regionali, PSR e quant’altro, ma non ho ottenuto la risposta che mi aspettavo. E’ chiaro che questa forma di sfiducia è il risultato di tutta una serie di vincoli che derivano dal fatto che siamo in un’area protetta dove tutto viene protetto all’infuori delle persone che vi vivono e dei loro animali, dove al cinghiale è stato ed è permesso di distruggere tutto, dai pascoli alle coltivazioni, alle piante da frutto, alla selvaggina che nidifica a terra (lepri, starne, etc.), alle macere per cercare le ultime lumache esistenti, che, un tempo, per la loro bontà, venivano ricercate da persone provenienti anche dai paesi del circondario. Per ricercare le lumache stanno mandando all’aria muri a secco e dissodando tutto quanto è possibile con il risultato che quel poco di terreno vegetale rimasto sui costoni, in occasione dei forti temporali, viene trascinato a valle determinando quindi una forma di desertificazione del territorio che potrebbe essere causa anche di eventuali dissesti idrogeologici. Qualunque iniziativa, dalla cattura all’abbattimento controllato, che possa ridurre questa calamità è di competenza del Parco. Sono anni che ci sentiamo rispondere “stiamo completando il monitoraggio”. Monitoraggio che ormai non si sa più quanto è costato e quando finisce. Sarebbe invece necessario ricreare i pascoli, attraverso opere di spietramneto e di decespugliamento, e convincere le attuali aziende familiari a diventare vere ditte di allevamento. Con queste iniziative gli allevatori potrebbero riprendere fiducia. Ad oggi è vietato tutto, anche di sfrattare. Siamo arrivati a toccare l’assurdo. Qui tutti arrivano a dettare regole dimenticando il fatto che noi siamo nati su questo territorio così come i nostri nonni e i nostri padri e loro, e non altri, hanno insegnato a noi come curarlo e mantenerlo. Poi c’è da risolvere il problema della macellazione. Il “Parco” sembrava fosse riuscito a farsi finanziare un mattatoio mobile tipo un camion grande attrezzato che doveva sostare nei vai comuni, ma ad oggi ancora non è stato fatto. In attesa di realizzare interventi strutturali (mattatoio di Rifreddo, mattatoio mobile, etc.) si potrebbero, intanto, rimborsare agli allevatori le spese sia del trasporto degli animali al mattatoio che del trasporto della carne dopo la macellazione. Io sono convinto che una macelleria qui a Jenne, anche se aperta solo il fine settimana, riuscirebbe a vendere tutta la carne prodotta. Comunque se anche ciò non avvenisse sarebbe sempre possibile trovare sul mercato di Roma una o più strutture commerciali di vendita con cui fare un accordo. Gli allevatori si devono convincere però che nell’ultimo periodo, prima della mattazione, devono tenere l’animale nelle stalle o recinti perché altrimenti la carne, se pur saporita e genuina resta  dura. Gli animali camminano tanto e per questo  gli si sviluppa la parte muscolare che è dura, se nell’ultimo mese si fanno stare nelle stalle o recinti il muscolo scende e la carne diventa più morbida. Ancora, dal  punto di vista strutturale bisogna sistemare e aumentare gli abbeveratoi.

Domanda: Il territorio del Comune è servito dalla banda larga

Sindaco: Si, dal mese di novembre 2006 Jenne usufruisce del servizio a banda larga utilizzando la tecnologia IPERPLAN. Attualmente il servizio presenta dei limiti che la società di gestione stà risolvendo.

Domanda: Qui il problema giovanile sembra non esserci, nei suoi ragionamenti non ho sentito  parlare di giovani.

Sindaco: Il problema c’è ed è molto serio. La mancanza di lavoro e soprattutto di prospettiva costringe i giovani, per lo più diplomati  e alcuni anche laureati a cercare lavoro a Roma e d’intorni. Ritornano qui il venerdì sera, dal venerdì sera alla domenica pomeriggio la piazza si anima di giovani. Questo significa, se non altro, che il sentimento di appartenenza è ancora forte.

Domanda: Ci sono potenzialità, come mai non si riesce a trattenere questi giovani. Perché un ragazzo laureato  non riesce o non prova  a creare impresa?

Sindaco: Perché fare l’imprenditore non è una cosa che si inventa. Glielo dico con cognizione di causa in quanto è la mia professione. Io sono stato dipendente fino al 1987, a 40 anni ho sentito una grossa spinta, volevo realizzare qualcosa di mio. Ho tentato, ho superato tantissimi problemi, oggi ritengo di aver realizzato qualcosa di importante che con l’ingresso dei figli si è strutturata ulteriormente. Quando uno vuole fare l’imprenditore, deve saper analizzare costi e ricavi. Tanti invece, pur avendo la capacità e la professionalità per questo, non avendo la vocazione giusta, tendono a guardare solo alcuni aspetti del problema, cioè vedono solo problemi e costi e non anche i ricavi e le gratificazioni. Questi blocchi psicologici non è facile rimuoverli.

Domanda: Perché a suo giudizio è così difficile che si crei impresa?.

Sindaco: La difficoltà più grande è data dal timore che qui non si possa fare niente. Sarebbe necessario  ricreare un clima di fiducia e non sarebbe difficile, io sono talmente convinto delle opportunità che potrebbero derivare dall’attività di allevamento che sarei disposto ad investire insieme a loro pur di iniziare qualcosa. Spesso ricordo che i nostri  padri si contendevano anche piccoli appezzamenti di terreno, assolutamente necessari ed indispensabili per il sostentamento della famiglia, oggi invece hanno a disposizione 3.000 ettari tra pascoli e boschi da utilizzare come credono, ma non c’è modo.

Domanda: Ci sono progetti anche insieme ad altri comuni? Forse non ci sono ragazzi interessati nel comune di Jenne, però lei diceva che qui sono presenti altre realtà come  Trevi, e Vallepietra.

Sindaco: Se ragioniamo di progetti sovracomunali dobbiamo necessariamente tenere nella giusta considerazione il fatto che la cultura della partecipazione e della condivisione non esiste. Questa area è ricca di boschi quindi pensiamo che ci sia abbastanza materia prima per alimentare un investimento nel settore del legname da costruzione e nel recupero dello scarto dei tagli e raccolta della legna secca per la produzione di pellets. Su questo progetto stiamo tentando una forma di collaborazione con il Comune di Trevi, con quello di Vallepietra e di Filettino. Non so se riusciremo ad arrivare a qualche risultato.

Domanda: Jenne è in qualche  Unione dei comuni?

Sindaco: No. Ogni tanto qualche sindaco avanza una proposta, ma non si riesce a definire i servizi che potrebbero essere condivisi.

Domanda: Non ritiene importante fare parte di un organismo sovracomunale nel quale costruire partenariato?.

Sindaco: Jenne si trova in un parco insieme ad altri 6 comuni del parco, sarebbe già molto se riuscissimo a far funzionare bene il parco e sarebbe un miracolo se riuscissimo a realizzare delle cose insieme.

Domanda: Se lei potesse dare un consiglio alla Comunità Montana cosa si sentirebbe di consigliarli considerato che la Comunità Montana è vastissima e le esigenze sono diverse fra i comuni, cioè quale tipo di servizio, la Comunità Montana potrebbe fornire a sostegno dello sviluppo locale del territorio di sua competenza?

Sindaco: La Comunità Montana deve proporre un  progetto, articolato per aree omogenee  e deve realizzarlo. Questo progetto deve essere talmente finalizzato e facile da capire che gli altri non possono far altro che dire si! Per esempio la raccolta differenziata che fatta in ogni comune singolarmente è una follia, invece se fatta bene e organizzata a livello sovra comunale potrebbe essere un servizio che potrebbe funzionare davvero facendo risparmiare le amministrazioni e offrendo opportunità di lavoro a qualche giovane del posto.La Comunità Montana dovrebbe soprattutto risolvere il grosso problema della mobilità. Se vogliamo migliorare la vita ai pendolari e riportare gli oriundi è imprescindibile realizzare la metropolitana da Roma a Mandela e sistemare la viabilità Subiaco-Mandela con la costruzione di una bretella a scorrimento veloce parallela all’attuale sublacense. Bisogna fare in modo che il tempo di percorrenza da Subiaco e fino alla stazione di Mandela e viceversa sia ridotta al minimo, e prendendo la metropolitana da Mandela si possa arrivare direttamente al centro di Roma. Io sarei disposto a rinunciare a molte cose pur di risolvere questo problema.

Domanda: La C. Montana potrebbe svolgere quindi un ruolo di programmazione e coordinamento, ma non crede che potrebbe anche rappresentare un collettore di informazioni e di opportunità?

Sindaco: Certamente si. Ci vuole comunque un presidente serio e convinto e progetti seri su cui lavorare. Romanzi, se non fosse troppo condizionato, sarebbe la persona giusta.

 

 Intervista realizzata il 2 Dicembre 2006

 
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